Blogging: meglio post lunghi o corti?
Pubblicato il 26/7/2010 alle 07:00

Eterno dilemma
Da quando esistono i blog ci si pone in continuazione la solita domanda: meglio post lunghi o corti?
Diciamo subito che è impossibile dare una risposta certa a questa domanda. Ogni lettore ha la sua preferenza in base a quelle che sono le proprie esigenze e le proprie abitudini. Indubbiamente, il web, è una cosa completamente diversa da un libro di carta (maddai
): il tempo non è mai sufficiente per la lettura mentre, per cercare e “raccogliere” risorse utili e nuove informazioni, impieghiamo tutto il tempo possibile (e anche quello impossibile, almeno è così per me). Online ce ne sono di cose da fare ogni giorno:
- leggere la posta
- lavorare
- socializzare sui social network
- partecipare alle discussioni su forum e social
- ancora lavorare
- monitorare le proprie attività
- leggere di nuovo la posta
- altre attività che in questo momento non mi vengono in mente
In mezzo a queste miriadi di cose da fare dobbiamo trovare il tempo per tenerci aggiornati, quindi, bisogna riuscire a dedicare almeno un paio d’ore al feed reader.
Io ho nel feed reader oltre cento feed di quelli che, personalmente, ritengo il meglio dei blog italiani e non che trattano argomenti come web developing, web design, SEO, web marketing e blogging online. Se li ho reputati “degni di attenzione” non baderò alla tipologia post lungo/post corto; i post saranno indubbiamente di qualità e meriteranno sempre almeno un’occhiata. Ma quello che è altrettanto indubbio è che i post eccessivamente lunghi li salverò nel social bookmark per leggerli quando poi riuscirò a trovare un pò di tempo libero. Cioè mai
I post in questione saranno, sicuramente, stati scritti con la tecnica del chunking, quindi, anche con una rapida occhiata potrò arrivare al “succo” del discorso. Questo permette di risparmiare tempo potendo selezionare le “parti” del post più interessanti. I post, invece, che si presentano come un interminabile blocco di testo senza uno straccio di spaziatura tra i vari paragrafi, verranno eliminati senza pietà. Ancora oggi, molti, scrivono in questo modo ed è superfluo dire che è un’assurdità bella e buona.
Concludendo, se il contenuto è valido, il blogger in gamba, è la scrittura dell’articolo viene effettuata nel modo giusto con la giusta formattazione, non importa se il post è lungo o corto: ci sarà sempre il modo di leggere quello che merita di essere letto.
Passando dalla parte del blogger, di chi produce il contenuto, posso dire che è ovviamente impossibile prevedere a priori la lunghezza del post. L’obiettivo è sempre e solo quello di produrre un contenuto di qualità, che sia completo ed esaustivo. Certo è che, dopo aver scritto un articolo, lo rileggo N volte in quella che definisco la fase di “controllo” prima della pubblicazione.
In questa fase, oltre a scovare ed eliminare errori e/o imperfezioni, cerco di “scovare” tutte quelle informazioni che possiamo etichettare come superflue al fine di eliminarle per poter mantenere l’articolo il più corto possibile. Se l’articolo prodotto è abbastanza lungo ma di parti “superflue” non ce ne sono, il dilemma è presto risolto: l’articolo va in pubblicazione perchè c’è differenza tra un post lungo e uno corto ma c’è una differenza ancora più grande tra un articolo che dice poco e male ed uno che fornisce informazioni di qualità, complete ed esaustive. Ma non dimentichiamo mai la grande importanza che ha la corretta formattazione del testo
Short Url fai da te grazie a Yourls
Pubblicato il 19/7/2010 alle 07:00
Negli ultimi tempi abbiamo visto nascere e affermarsi servizi di url shortening come tinyurl e bit.ly. Questi servizi permettono di convertire, con un semplice click, una url lunga in una url corta, una short url.
A cosa servono le short url?
Nell’era dei social media, gli utenti, hanno esigenza di condividere i propri contenuti ed è sicuramente più comodo utilizzare url corte piuttosto che lunghe ma, soprattutto, per servizi come Twitter dove è possibile digitare soltanto 140 caratteri per ogni aggiornamento, l’utilizzo di short url è assolutamente necessario per non sprecare il numero di caratteri a disposizione.
Per una precisa strategia aziendale o, magari, a causa di un ego gigantesco
potreste voler utilizzare un url shortener personalizzato, installato su un vostro dominio. Io potrei utilizzare un dominio tipo ema.li (sarà libero??)
Per tale scopo potete utilizzare YOURLS, una serie di script PHP che vi permetteranno di mettere in piedi il vostro url shortener personalizzato su un dominio che supporti PHP, MySQL e il modulo di Apache mod rewrite. E’ scontato che dovrete registrare un dominio che sia il più corto possibile, altrimenti la cosa non avrebbe senso
Yourls vi darà, inoltre, la possibilità di decidere se rendere pubblico il servizio o mantenerlo privato. Mette a disposizione delle API, un bookmarklet e, soprattutto, degli strumenti di analisi per i vostri short url…la cosa più importante di tutte
PHP Permalink: perchè e come crearli
Pubblicato il 16/7/2010 alle 23:26
Con l’articolo SEO: come impostare correttamente le url del proprio sito/blog? abbiamo visto come si devono impostare le url di un sito web per ottenere dei benefici lato SEO.
Oggi vediamo come realizzare un permalink utilizzando il linguaggio PHP. Un permalink è un link permanente che punta ad una pagina web (o anche a un post di un blog). Il permalink non cambia nel tempo, questo permette di identificare univocamente una risorsa sul web e, nel caso di link in entrata o citazioni, non si perderà traffico modificando il contenuto…salvo aver commesso errori di SEO Copywriting. Ma questo è un altro discorso
Nelle nostre web applications realizzeremo i permalink a partire da stringhe di testo. Nel caso degli articoli di un blog è opportuno trasformare in permalink il titolo stesso degli articoli. Il tutto semplicemente grazie all’utilizzo di una funzione come la seguente:
function permalink($string) {
$string = strtolower($string);
$string = preg_replace("/[^0-9A-Za-z ]/", "", $string);
$string = str_replace(" ", "-", $string);
while (strstr($string, "--")) {
$string = preg_replace("/--/", "-", $string);
}
return($string);
}
Passiamo come parametro il titolo del post (o comunque un testo ottimizzato SEO) ed otterremo il testo correttamente formattato, pronto per essere utilizzato in un permalink. Gli spazi saranno sostituiti dal carattere – (meno), carattere consigliato per separare le parole in una url. Caratteri accentati ed apici vari verranno rimossi, ricordiamoci che un permalink è l’indirizzo di una pagina web e non tutti i caratteri sono consentiti.
Ecco perchè è utile utilizzare una funzione ad hoc
p.s ora tocca a te: la funzione non è perfetta…se trovi il problema segnalalo nei commenti
Fullscreen Flash: ActionScript 3
Pubblicato il 12/7/2010 alle 08:00
Nel mini-tutorial di oggi vedremo come impostare il fullscreen in un filmato Flash utilizzando ActionScript 3.
Nel filmato Flash, inseriamo il codice ActionScript sul primo fotogramma. Per prima cosa, dichiariamo una variabile “fullStatus” di tipo booleano. Questa variabile conterrà “true” se il filmato è in modalità “fullscreen” altrimenti “false” se è in modalità “normal“:
var fullStatus:Boolean; fullStatus = false;
Ora scriviamo una funzione che, in questo caso, chiameremo “changeMod“. La funzione controllerà la variabile fullStatus. Se la variabile contiene “false” la proprietà stage.displayState verrà impostata su StageDisplayState.FULL_SCREEN; se contiene “true” la proprietà verrà impostata su StageDisplayState.NORMAL:
function changeMod(e:MouseEvent):void
{
if (fullStatus==false) {
fullStatus = true;
btt.stage.displayState = StageDisplayState.FULL_SCREEN;
}
else {
fullStatus = false;
btt.stage.displayState = StageDisplayState.NORMAL;
}
}
Posizioniamo un componente “button” con nome d’istanza “btt” sullo stage e associamo la funzione changeMod all’evento MouseEvent.CLICK. Così facendo, cliccando sul pulsante, potremo attivare/disattivare il fullscreen:
btt.addEventListener(MouseEvent.CLICK, changeMod);
Ultima cosa ma importantissima: nel codice html che incorpora il filmato nella nostra pagina web non dimentichiamo di impostare il parametro “allowFullScreen” su “true“:
Qui potete vedere il filmato in azione.
Di seguito potete scaricare i files del mini-tutorial.
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download: Flash Fullscreen AS3 (1.14MB) added: 11/07/2010 clicks: 83 description: Come impostare il Fullscreen in Flash con ActionScript 3. |
Progettazione Web Application: l’importanza della fase di analisi
Pubblicato il 5/7/2010 alle 06:00

Da sempre mi occupo di progettazione e realizzazione di CMS e Web Applications in generale e, devo dire, che è un lavoro davvero interessante e stimolante. Oggi voglio sottolineare la grande importanza che ha la fase di analisi nella progettazione di una web application.
Uno degli errori più gravi che commette un giovane web developer con poca esperienza è quello di non preoccuparsi di analizzare con grande cura tutto quello che riguarda la web application che deve sviluppare. Inizia a scrivere righe e righe di codice ma questo lo porterà molto presto ad incappare nei primi problemi, giusto per fare qualche esempio:
- Non ha previsto qualcosa
- Ha dimenticato qualcosa di importante
- Deve riscrivere codice poichè funzionante ma l’obiettivo era leggermente diverso
- Non ha adottato la tecnica OOP e non ha previsto la “modularizzazione dell’applicazione”, un errore di progettazione, lo costringerà probabilmente a dover rivedere l’intera applicazione
Un programmatore viene in genere indicato come “analista programmatore” per un motivo ben preciso: non si occupa di scrivere codice soltanto ma bensì di analizzare un problema (o l’esigenza di un cliente), individuare la soluzione per poi implementare il progetto “funzionante” attraverso la stesura del codice. Nella fase di analisi nulla deve essere lasciato al caso, tutto deve essere previsto, per ogni problema deve essere stata trovata la soluzione più opportuna e performante.
Un consiglio che mi sento di dare è quello di adottare il pattern MVC per l’architettura dell’applicazione e di aiutarsi con tabelle e modelli E/R per la progettazione e realizzazione del database. Scrivere una documentazione dettagliata durante la fase di analisi è un dovere “verso se stessi” perchè, in futuro, alcuni concetti dell’applicazione potrebbero andare dimenticati ed è opportuno avere sempre a disposizione documenti che descrivano tutti gli aspetti e i comportamenti dell’applicazione in modo chiaro.
Un altro consiglio che mi sento di dare è quello di prevedere che l’applicazione sia “modulare“. Suddividere l’applicazione in moduli agevolerà la manutenzione del codice. Pensiamo, ad esempio, a un futuro dove sarà necessario modificare la parte dell’applicazione che si occupa di gestire la pubblicazione di news. Avere la possibilità di lavorare al modulo “news” (che conterrà i files necessari al suo funzionamento: inserimento, modifica, cancellazione, ricerca, visualizzazione) ci permetterà di ottimizzare i tempi delle modifiche senza dover intervenire in tutti i files dell’applicazione. Magari prevedere un modulo “plugins” per la gestione automatizzata dei vari moduli sarebbe una funzionalità che renderebbe la nostra applicazione a dir poco eccellente dal punto di vista degli aggiornamenti e dell’espansione delle funzionalità.
Ultimo consiglio, nella fase di analisi, ritengo un fattore di grande importanza quello di prevedere un “core” con cui sviluppare l’intera applicazione. Con core intendo una serie di classi/oggetti che si occuperanno della gestione delle situazioni critiche e degli aspetti fondamentali per il funzionamento dell’applicazione. Ad esempio:
- una classe “database” per le interazioni col database
- una classe “ftp” per la gestione dei files via ftp
- una classe “session” per la gestione delle sessioni utente
Più altre classi personalizzate per compiti specifici. Più è elevata la qualità del core più ne beneficerà il programmatore durante la stesura del codice. Adottare un approccio “object oriented” permette, inoltre, di rendere il codice “riutilizzabile” e offre la possibilità di modificare i comportamenti “interni” senza dover intervenire sull’interfaccia.
SEO: come impostare correttamente le url del proprio sito/blog?
Pubblicato il 2/7/2010 alle 00:15

Le url delle pagine del proprio sito (o blog) sono un elemento di grande importanza da ottimizzare al meglio per renderle “efficaci” sul piano SEO. L’ottimizzazione per i motori di ricerca non deve “distrarci”, però, dal renderle semplici e descrittive anche per gli utenti.
Come impostare correttamente le url?
Google stesso ci suggerisce il modo più giusto ed efficace per strutturare le nostre url. Dovranno essere semplici e le parole separate dalla punteggiatura; il trattino (-) è sicuramente il carattere più indicato per tale scopo:
www.website.com/sito-di-esempio.html è una url efficace per i motori di ricerca ed anche per gli utenti che possono leggere le parole chiave senza alcuno “sforzo visivo” causato da una url meno efficace come la seguente:
www.website.com/sitodiesempio.html
Assolutamente da evitare url complesse e per nulla descrittive, saranno immediatamente scartate dagli utenti che cercano siti in una SERP e non otterranno alcun benificio lato SEO. Ecco un esempio di cattiva url:
www.website.com/index.php?id_1=2345345&id_2=31647567&id_3=4564674345&id_4=56456356
Se il vostro sito presenta tale struttura per le url dovete immediatamente correre ai ripari. Esiste una tecnica chiamata “url rewriting” che permette di “riscrivere” le url per renderle seo-friendly è più descrittive per gli utenti. Per tale intervento dovrete rivolgervi a persone che hanno la competenza tecnica per realizzare il rewriting. Se utilizzate una piattaforma open source, probabilmente, potete impostare la struttura delle url direttamente dal pannello amministrativo. E’ il caso di WordPress, famosa piattaforma di blogging open source, che permette di decidere “comodamente” la struttura delle url.
Le url devono essere obbligatoriamente “corte” o possono anche essere lunghe?
Google indicizza url lunghe anche se consiglia di optare per le url corte. Il motivo principale è che l’utente che visualizza le SERP è disorientato da url troppo lunghe e, nella maggior parte dei casi, tende addirittura ad identificarle come “spam”, decidendo di passare oltre e rinunciando al click. L’utente cerca di “leggere” la url per poter decidere se è il caso di cliccare o meno, ha bisogno di poche parole chiavi che gli permettano di capire il contenuto a cui punta la url “monitorata”.
Le url devono contenere parole chiave ben selezionate per ottenere vantaggi SEO?
Assolutamente si. In un discorso di ottimizzazione “on site” bisogna sempre tenere conto anche delle url. Ad esempio, se la nostra pagina web offre un contenuto di qualità (essì, i contenuti di qualità sono la cosa più importante per il successo di un sito web
) sulle maglie di squadre di calcio, è chiaro che il tag title e i tag di intestazione (H1, H2 ecc.) conterranno le keywords “maglie calcio”. E’ opportuno dotare la pagina di una url come la seguente: www.miosito.com/maglie-calcio.html
Se la vostra pagina vende un prodotto specifico, è il caso di essere quanto più precisi possibile nel fornire informazioni. Se vendete la maglia dell’argentina è opportuno optare per una delle seguenti soluzioni:
www.miosito.com/maglia-calcio-argentina.html
www.miosito.com/maglie-calcio-argentina.html
www.miosito.com/maglia-calcio-argentina-anno-82.html
Come posizionare le keywords nelle url?
Le parole chiave vanno posizionate all’inizio o alla fine della url? Abbiamo capito che la url deve essere descrittiva, deve contenere parole chiave accuratamente selezionate per ottenere benefici SEO ma deve anche essere il meno lunga e complessa possibile. Posizionare 4-5 keywords nella url è una scelta ottimale ma, come sono posizionate queste keywords, è un aspetto secondario a cui non bisogna dare molta importanza. Questa “dritta” arriva da Matt Cutts in persona
photo credits: chrisdlugosz edit by EmaWebDesign
Dopo il rilascio degli Open Graph, Facebook va alla conquista del Search?
Pubblicato il 28/6/2010 alle 06:00

E’ inutile che cliccate sul “Mi piace” qui sopra, è solo un’immagine
Quindi non salirò nelle SERP.
Nelle SERP??? Certo, nelle SERP di Facebook
No, non sono impazzito (si spera). Negli ultimi tempi mi sono ritrovato a riflettere sulle ultime mosse di Facebook che, nella mia personale visione, portano in un’unica direzione: un search engine. Tempo fa, quando Facebook migliorò la ricerca interna al social, si vociferava che Zuckerberg intendeva “mettere le mani” sull’intero web, che il suo obiettivo era quello di lavorare a un motore di ricerca dal cuore “social“.
Effettivamente, con il rilascio degli Open Graph, Facebook ha dimostrato di voler sapere cosa davvero piace agli utenti del web. I plugin inseribili all’interno di siti e blog garantiranno ai web publisher una più veloce condivisione dei propri contenuti ma, al tempo stesso, permetteranno a Facebook di capire quali sono i contenuti che piacciono di più in modo da poter espandere la ricerca per offrire più contenuti di qualità ai suoi utenti.
Se ieri era più difficile immaginare Facebook come competitor di Google nel Search, oggi le cose sono leggermente cambiate. L’avvento di Caffeine ha dimostrato che lo stesso Google ha capito l’importanza dei social e della Real Time Search. Ma se un search engine made in Facebook diventasse realtà, come verrebbe calcolato il valore di una pagina web, come funzionerebbe il ranking e quali sarebbero i fattori decisivi per ottenere un buon posizionamento nelle SERP di tale search engine?
Se Google si affida alla Link Popularity, è chiaro che il search di Zuckerberg si affiderebbe al numero di “Mi piace” ricevuti da ogni singola pagina web. Resta da capire se tale logica permetterà ai risultati più rilevanti e di qualità di arrivare ai primi posti delle SERP, aspetto decisivo per il successo di qualsiasi search engine. Altra cosa interessante sarebbe quella di vedere se il motore di ricerca rimarrebbe “interno”, a disposizione dei soli utenti di Facebook o se verrebbe lanciato come servizio “esterno”, cosa che garantirebbe a Zuckerberg e soci di “ottimizzare i guadagni” implementando, magari, un servizio di Keyword Advertising simile a Google AdWords.
Non ci resta che aspettare per saperne di più; sta di fatto che dopo Bing, Google, potrebbe presto incontrare una nuova minaccia al suo monopolio nel Search. Per noi SEO specialist la sfida è già iniziata con l’avvento di Caffeine e i “terremoti” scatenati dagli aggiornamenti di bigG, aggiornamenti arrivati puntuali per rimanere al passo coi tempi dopo la “spaventosa” crescita di social come Facebook e Twitter, crescita, che sembra non volersi arrestare
Questa è imperdibile!
Pubblicato il 21/6/2010 alle 06:00
Il 9 giugno scorso, per la tappa bolognese, Working Capital ha invitato Giacomo “Peldi” Guilizzoni fondatore di Balsamiq. Nel suo intervento, Guilizzoni, ha raccontato di come è riuscito ad avviare una startup (anche se non ama chiamarla startup) in Italia, ha condiviso con il pubblico presente in sala la sua grande esperienza, ha raccontato della grande determinazione che ha avuto nel migliorarsi giorno dopo giorno lavorando come programmatore.
Ha dato consigli davvero interessanti agli aspiranti “nuovi imprenditori del web”, da come è importante imparare sempre e cercare di migliorarsi senza mai sentirsi “arrivati”, accumulando il più possibile competenza ed esperienza, fino a “dritte” come quella di andare a individuare un problema da risolvere piuttosto che fossilizzarsi nel trovare un’idea originale da tramutare in una startup 2.0.
Come da titolo, il suo intervento al Working Capital è davvero imperdibile, con la sua simpatia, Guilizzoni, ha riscosso il gradimento del pubblico diventando quasi un “mito” del web nostrano e, sicuramente, un esempio da seguire.
Se non hai visto in diretta il suo intervento, di seguito, trovi il video diviso in tre parti. Buona visione
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Twitter inizia a monetizzare con i promoted tweet
Pubblicato il 19/6/2010 alle 16:42

Nell’immagine che vedete qui sopra c’è il promoted tweet di DisneyPixar che pubblicizza, sulla piattaforma di microblogging più famosa al mondo, il film Toy Story 3. Nel mio articolo del 21/04/2010 “iAd e Promoted Tweet? Ma è Facebook il futuro dell’Advertising online” vi ho parlato dei promoted tweet condividendo il mio parere sull’innovativo sistema di advertising made in Twitter.
Come potete vedere dall’immagine, la pubblicità, compare come un normale tweet contrassegnato dalla descrizione “Promoted by…“. Un sistema davvero “opportuno”, per nulla invasivo e che, secondo me, può garantire all’inserzionista un ritorno davvero importante. Il “potere” è tutto nel pulsante Retweet con cui, gli utenti che visualizzano il promoted, possono ripubblicarlo sulla propria timeline mostrandolo così alla propria rete di followers.
Considerando che una buona parte degli utenti di Twitter condivide e retweetta quotidianamente notizie e risorse in “real time“, è davvero facile immaginare il ritorno, in termini di visibilità, che si può ottenere dalla pubblicazione di un promoted tweet. Resta da capire se la pubblicazione dei promoted sarà aperta a tutti o soltanto alle big company.
Sempre nel post del 21/04 ho sottolineato la bontà della pubblicità su Facebook azzardando che, il social di Zuckerberg, diventerà il futuro dell’advertising online. Con l’aggiornamento al nuovo algoritmo di ranking, nome in codice “Caffeine“, anche Google ha riconosciuto l’importanza dei social media e delle ricerche in real time; se bigG rimarrà il leader del search engine marketing (ad oggi sembra sicuro) è ormai chiaro che per l’advertising online i social media, più che il futuro, rappresentano il presente e, soprattutto, un opzione da tenere in grande considerazione, al pari del SEM. A proposito di introiti generati dalla vendita di spazi pubblicitari, pare che Zuckerberg non se la passi tanto male…a parte le critiche ricevute negli ultimi tempi per la questione “privacy online” ovviamente
La rivoluzione della SEO è iniziata: Caffeine è tra noi!
Pubblicato il 9/6/2010 alle 18:40

Google ha annunciato di aver completato il nuovo sistema di indicizzazione delle pagine web. Dopo molti test, Caffeine, è finalmente realtà. Cosa vuol dire per un SEO Specialist? Vuol dire “rivoluzione”, il lavoro del SEO Specialist diventa ora una grande sfida. Forse più di prima. Il web evolve, giorno dopo giorno si modifica e offre sempre qualcosa di nuovo. Allo stesso tempo evolve l’algoritmo di Google e, ora, anche la SEO potrebbe cambiare.
Negli ultimi tempi ci sono state parecchie “scosse” provenienti da Google; molti hanno lamentato una drastica riduzione degli accessi provenienti da bigG, altri un eccessivo ridimensionamento del PageRank. L’amico Merlinox ha condiviso alcune informazioni sul problema da molti soprannominato come Google MayDay.
La realtà è che gli “scossoni”, d’ora in avanti, potrebbero davvero essere frequenti ed è il caso di monitorare costantemente la situazione per capire in fretta come comportarsi oltre a cercare di individuare i nuovi punti “chiave” di Caffeine; fermo restando che, secondo me, in termini di posizionamento la link popularity rimarrà ancora importante per il futuro prossimo.
Ma come è cambiato il sistema di indicizzazione di Google?
Oggi, nell’era dei social media, degli ugc e del real time, Google ha capito la necessità di dover aggiornare il modo in cui indicizza i contenuti trovati sul web. La quantità e la varietà di contenuti che oggi inondano la rete ha reso necessario un nuovo sistema che offrisse, agli utenti che effettuano una ricerca, contenuti sempre “freschi” e di qualità indifferentemente dalla tipologia o dallo strumento con cui sono stati creati.
Punto fondamentale è la velocità con cui bigG indicizza questi contenuti per poterli subito “restituire” ai suoi utenti. Per questo, da parte dei webmaster, deve esserci la consapevolezza che i contenuti vanno pubblicati in modo che siano facilmente indicizzabili e soprattutto velocemente visualizzabili dagli utenti. I tempi di caricamento delle pagine web e, quindi, la velocità con cui un utente può visualizzare un contenuto sarà decisivo come già anticipato più volte nel recente passato.
Per ora non ci resta che monitorare con grande attenzione, le novità di Caffeine saranno molte, la nuova sfida per tutti gli esperti di motori di ricerca è iniziata


























