Intervista al founder di Foooblr il nuovo social network per gli appassionati di calcio



Pubblicato il 21/5/2012 alle 00:28

emawebdesign

 

L’Italia non sarà la Silicon Valley ma gli startupper in gamba non mancano e i casi di successo e di startup che registrano numeri interessanti neanche (vedi Glancee, JobRapido o Followgram solo per citarne alcune).

Oggi voglio dare spazio a una startup fondata da un italiano, Piervincenzo Madeo, uno dei professionisti web più in gamba che il panorama italiano può vantare. La startup si chiama Foooblr (tutto il calcio che vuoi in tempo reale) ed è un social network per appassionati di calcio.

Ho provato personalmente Foooblr e ne ho apprezzato sia la qualità tecnica che l’idea alla base del progetto. D’altra parte sono anche io un appassionato di calcio e ritengo Foooblr un luogo ideale per commentare le partite in tempo reale e scambiare opinioni sullo sport che amiamo emawebdesign

Ecco l’intervista a Piervincenzo (dove non manca un passaggio sullo stato del web design in Italia):

01) Descrivici Foooblr, di cosa si tratta e cosa offre agli utenti che lo usano?

Foooblr è un nuovo punto di incontro per tutti gli appassionati di calcio, dove sarà possibile commentare in diretta le partite e scambiare opinioni. L’idea è di rendere sociale la cosa più bella per un amante del calcio: la partita. Quegli intensi 90 minuti di gioco in grado di regalare emozioni uniche.

Con Foooblr, finalmente, il calcio giocato ha il suo spazio dedicato on-line. Sarà l’utente a scegliere chi seguire e quali aggiornamenti e post pubblicare, a commentare in tempo reale le partite, a gestire il proprio spazio dedicato ed esclusivo nella community Foooblr!

02) Chi lavora a Foooblr (sei solo o hai un team)?

Siamo un team di appassionati ed ogni membro mette a disposizione parte del suo tempo, le proprie competenze e capacità per far crescere un progetto ancora in fase embrionale.

03) Come ti è venuta l’idea?

Ho giocato diversi anni nei campionati dilettantistici calabresi e mi sono reso conto che ogni realtà calcistica, anche la più piccola, sente l’esigenza di raccontare, di condividere la propria passione. I social network hanno aiutato le persone interessate a soddisfare questo bisogno, per cui, mi son detto: “perché non provare a creare uno strumento su misura per i veri appassionati di calcio”? Foooblr è il risultato.

04) Quali sono gli obiettivi di Foooblr?

Al momento non ne abbiamo, siamo concentrati sullo svilupppo e sull’ottimizzazione del sistema e programmiamo lo sviluppo dell’applicazione mobile. Non abbiamo obiettivi chiari a breve.

05) Qual’è il Business Model di Foooblr?

C’è qualche idea di fondo, ma al momento non è quella la priorità. Cerchiamo di rendere il nostro prodotto il più usabile e semplice possibile per poi pensare in modo più pragmatico al business model. Esempi come Followgram, Dribbble o Forrst sono molto intressanti, però, da questo punto di vista.

06) Hai intenzione di presentare Foooblr a qualche startup competition e/o di rivolgerti a investitori?

Da soli, soprattuto in questo periodo, è difficile portare avanti un progetto del genere. La problematica più grossa da risolvere è, chiaramente, quella delle risorse necessarie, per cui, se qualcuno dovesse bussare alla porta noi saremo pronti ad accoglierlo.

07) Parliamo un pò di startup. Questo è un momento in cui molte startup stanno nascendo e tante stanno registrando numeri interessanti. Secondo te, quali sono i passi fondamentali e gli aspetti più importanti per creare una startup web? E quali gli errori da non commettere?

Molte persone pensano che sia semplice riuscire a creare una startup sul web, galvanizzati dai casi di successo (a mio parere troppo osannati da blog e quotidiani). La verità è che, nel mondo delle start-up orientate al web e al mercato delle applicazioni mobile, sono meno della metà le realtà che riescono a raggiungere un break-even in grado di garantire la sopravvivenza del progetto. E’ un rischio che bisogna assumersi quello di fallire e, ogni fallimento, deve essere il punto di partenza per riprovarci. Se si unisce questa consapevolezza alla voglia di sviluppare una buona idea e alla passione, alla fine, si riesce a raggiungere l’obiettivo.

Per cui, intanto, bisogna porsi degli obiettivi verosimili e ragionevoli, lavorare con tanta passione ed avere tanta pazienza.

08) Parliamo un pò di web design. Secondo te, quali sono le qualità che deve possedere un web designer per essere un professionista di livello?

La voglia di non smettere di imparare. E’ un mondo in continua evoluzione e non bisogna mai perdere di vista gli sviluppi e, le skill, non devono limitarsi a Photoshop, CSS e HTML ma approfondire anche le tecniche di sviluppo web e del front-end (Javascript, MVC e così via) per poter lavorare in modo consapevole con un team omogeneo.

09) Come vedi la situazione del web design in Italia?

Ho notato una crescita nella qualità dei lavori italiani. Siamo lontani dalla scena internazionale (a mio parere) ancora ma abbiamo imboccato la strada giusta.

10) WordPress, Joomla o Drupal (o altro)?

Io uso WordPress e Codeigniter non perché credo che siano i migliori ma, semplicemente, perché ho avuto modo di approfondirli di più. Il limite è sempre la nostra creatività, non lo strumento.

Saluto Piervincenzo e gli faccio l’in bocca al lupo per i suoi progetti.

Ci vediamo su Foooblr. Se sei un appassionato di calcio vale davvero la pena di provarlo emawebdesign

Pubblicato in: Interviste, Social Network, Startup, Web 2.0 | Nessun commento »
Invia questo articolo a un amico via email Invia questo articolo a un amico via email

Intervista a EmaWebDesign per il blog degli Indigeni Digitali

Pubblicato il 27/7/2011 alle 23:12

emawebdesign

Ti segnalo l’intervista fatta al sottoscritto e pubblicata sul blog degli Indigeni Digitali. Si parla di cultura digitale e innovazione, vai a dare un’occhiata emawebdesign

Un’intervista a Steve Jobs o a Mark Zuckerberg l’avresti letta sicuramente, vuoi perderti proprio la mia? emawebdesign

Pubblicato in: Blog, Indigeni Digitali, Interviste, News | Nessun commento »
Invia questo articolo a un amico via email Invia questo articolo a un amico via email

Intervista multipla: Le novità di Google, il Social Gaming e i Social Media

Pubblicato il 11/12/2009 alle 16:24

Eccoci alla “seconda puntata” della rubrica “intervista multipla” dove si parlerà delle novità di Google per il 2010, di social gaming e di social media. Gli esperti che oggi risponderanno alle mie domande sono Rudy Bandiera, Riccardo Esposito di MySocialWeb, Francesco Gavello e Daniele Ghidoli di BigThink.

Se avete perso la prima intervista multipla la trovate qui: Blogosfera: tattiche poco limpide per aumentare la popolarità del proprio blog. Il parere degli esperti.

Partiamo con l’intervista emawebdesign

1) Il 2010 sarà un anno in cui Google introdurrà molte novità prima tra tutte Caffeine. Secondo te, in un anno di grandi cambiamenti, i concorrenti di Google riusciranno a guadagnare fette di mercato importanti o Google rimarrà indiscusso dominatore del search?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Penso, e sono quasi certo di non sbagliare, che Google rimarrà il dominatore incontrastato del search… per il prossimo anno emawebdesign
Infatti, lo sappiamo benissimo tutti, il mondo informatico ed in particolare quello del Web, si muovono a velocità straordinarie e quello che è impensabile oggi potrebbe essere del tutto acclarato domani. Faccio un esempio pratico: io, se qualcuno 10 anni fa mi avesse detto che Microsoft nel 2009 non sarebbe stata l’azienda più influente in campo informatico, non ci avrei creduto. D’altronde come si poteva immaginare che il centro delle applicazioni si sarebbe spostato dalle macchine di ognuno di noi a macchine “centralizzate” o al cluod computing o alla esternalizzazione dei servizi che ha reso straordinariamente potente Google? Penso che Caffeine sarà un progetto di successo ma non è possibile escludere che Bing, per esempio, non riesca a trovare un algoritmo così performante da sconvolgere i parametri odierni di ricerca, o che non trovi un modo di fidelizzare gli utenti al quale nessuno oggi ha ancora pensato. Non si tratta solo di tecnicismi ma, paradossalmente, di spostare la fantasia in avanti.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

A questa domanda purtroppo non possiamo ancora dare una risposta. Nel 2009 Google ha dimostrato ancora una volta il suo dominio sul web, ma ci sono delle realtà che seppur con grande difficoltà stanno guadagnando l’interesse degli internauti. Una su tutte è quella proposta da Bing.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Credo che Google rimarrà lo standard de facto ancora per molto tempo. Caffeine solo in parte risposta al real time search originale di Twitter e le diverse altre innovazioni che big G. ci regala di tanto in tanto contribuiranno fortunatamente a mantenere viva la competizione tra tutti i suoi concorrenti, con gli ovvi vantaggi sia per addetti del settore che per semplici utenti. Per il resto, nel 2010 spero di sentire parlare ancora più spesso di Bing emawebdesign

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Attualmente Google vanta una quota dell’80% del mercato mondiale di ricerca e, nonostante gli sforzi di Bing, sono convinto che rimarrà il dominatore del search. Google Caffeine sembra promettere bene, grazie all’aumento della velocità nelle ricerche, ma soprattutto all’incremento dei risultati di ricerca: insomma, Google cerca di battere se stesso. Gli unici rivali che potrebbe temere sono le ricerche in real time di Twitter e FriendFeed, ma anche su questo piano BigG si sta mettendo in pari.

2) L’introduzione del real time search apporterà valore alle ricerche sul web o creerà soltanto maggiore rumore e confusione?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Porterà indubbiamente rumore di fondo, credo sia innegabile, ma allo stesso modo è innegabile il fatto che una ricerca non si possa chiamare tale se non scandaglia veramente tutte quelle che sono le fonti di informazione. Ora, se pensiamo alla quantità di nozioni che possono essere racchiuse in un “contenitore” come Twitter (per fare l’esempio più eclatante) non possiamo pensare che vengano “sprecate” e considerate rumore di fondo. Per fare un esempio pratico quante volte è successo di trovare, attraverso ricerche su Google, la risposta alle nostre domande in Yahoo! Answer o su FriendFeed? Il Web è sempre più dinamico e semantico (la rima non è male) e come avviene nella vita reale, all’aumentare delle voci aumenta il rumore ma anche la possibilità di trovare qualcosa di interessante. Forse la parola d’ordine del futuro sarà “filtrare”. Chissà.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Personalmente guardo alla real time search con grande fiducia. Passo gran parte della giornata sul web e mi avvilisco quando mi imbatto in risultati vecchi di anni. Certo, è giusto che i miei contenuti (qualitativamente impeccabili) guadagnino una posizione privilegiata nella SERP e che non vengano sbalzati via dal primo tweet, ma è altrettanto sensato dare all’utente dei risultati freschi e attuali. Io sono per una real time search che valorizzi la ricerca, e che non penalizzi i contenuti “vecchi” ma sempre conformi a una determinata query.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Senza dubbio valore aggiunto. Tutto ciò che mira a fornire risultati più pertinenti è da vedere come ulteriore filtro anziché megafono per il rumore di fondo.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Google si è accorto di quanto siano importanti le ricerche in tempo reale e, dopo i vari rumors su una possibile acquisizione di Twitter, ha infine integrato i risultati in real time nelle sue SERP. Da una parte condivido questa mossa, perchè permette di avere miliardi di documenti indicizzati in tempo reale ogni giorno, filtrando gli updates di siti come Facebook, Twitter, FriendFeed. Dall’altro lato si genera abbastanza confusione, in quanto vengono inseriti nei risultati pagine contenenti anche una sola frase (si pensi agli status di Twitter), che non credo siano di grande utilità per l’utente.

3) Cosa pensi di Google Wave? Annunciato come una vera “rivoluzione” in realtà non ha riscosso molti consensi a giudicare da quello che si legge nelle discussioni sul web. Secondo te presto toccheremo con mano la “rivoluzione” o assisteremo ad un flop tipo Lively?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Quello che penso di Wave non è per nulla positivo, e credo tu lo sappia bene visto che ne abbiamo parlato, producendo rumore di fondo, su Twitter emawebdesign Il problema di Wave, almeno allo stato dei fatti, è che non presenta nulla di nuovo: lasciando da parte protocolli rivoluzionari, applicativi strabilianti e trascurando il fatto che sia in beta e quindi ancora da implementare, cosa fa di davvero utile/rivoluzionario/importante? Usare Wave oggi è come usare un FriendFeed con una interfaccia più complessa: l’unica cosa positiva (o propositiva) è quella di poter avere discussioni su vari livelli, argomentando diverse cose con diverse persone ma, di fatto, nulla di cui si sentisse la mancanza. Google ha però una particolarità e cioè quella di riuscire sempre (o quasi) in quello che fa e non credo che Wave sia destinato a scomparire ma forse solo a cambiare la propria forma e soprattutto ad uscire dallo status di social network, cosa che secondo me oggi non gli si avvicina molto.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Purtroppo la mia opinione su Google Wave è negativa. Non ci trovo nulla di rivoluzionario. Google riesce a lavorare bene su tanti progetti, e ha dato la luce a vere e proprie rivoluzioni, ma non sempre riesce nei suoi intenti. Forse la colpa è mia, forse non ho colto fino in fondo le grandi potenzialità di questa piattaforma, ma dai vari feedback che si colgono in giro credo di non essere il solo a pensarla così.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Difficile a dirsi. Nei mesi passati abbiamo attraversato una fase di hype selvaggio in cui tutti hanno aggiunto tutti tra i propri contatti, indipendentemente dal tipo di rapporto attivo con ciascuno di essi. E dato che spesso erano proprio le relazioni originali tra i contatti a mancare, la cosa non ha riscosso tutto questo immediato successo. Wave, tralasciando gli ovvi problemi di una fase alpha, funziona al meglio quando le persone che ne fanno uso hanno qualcosa di concreto da condividere e sui cui lavorare attivamente. Semplice, banale, ma necessario. emawebdesign Detto questo, se la mail è davvero agli scoccioli, credo che Wave sia la più probabile delle evoluzioni. Bisogna solo aggiustare un po’ il tiro.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Ho avuto modo di provare Google Wave, ma non l’ho trovato molto usabile e di utilizzo immediato. Sicuramente tornerà molto utile per coloro che sono soliti sviluppare progetti collaborativi online, ma non certo per i normali utenti. Un ottimo tool per un nicchia ristretta, insomma. Ha fatto tanto parlare si sè per soli due motivi:
1- L’ha sviluppato Google, quindi non poteva non destare clamore.
2- Ha usato l’ottima trovata di Marketing degli inviti: si desidera di più ciò che non si può avere.
Sono sicuro che presto tutto questo gran parlare si estinguerà.

4) Cosa pensi del fenomeno del “social gaming” di cui FarmVille è uno dei principali esponenti?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Interessante, divertente ed insopportabile! Personalmente non riesco a tollerare con facilità il social gaming anche se mi rendo conto che è una frontiera (perchè di questo si tratta) molto interessante e da tenere in considerazione. Il mondo del Web non è fatto di power user, anzi è composto da persone che non hanno molta dimestichezza con le nuove piattaforme, con il marketing e con tutto quello che una piccola fetta di popolazione online reputa fondamentale in Internet. Bene, questa maggioranza di utilizzatori della Rete è il vero “frutto da spremere” e sono, di fatto, il mercato. Se Farmville piace a loro, Farmville deve diventare una cosa interessante anche per noi, anche se ci fa schifo emawebdesign
Faccio un esempio per chiarire meglio: io uso Facebook tutti i giorni in maniera importante e massiccia ma non ho mai usato Farmville così come nessuno dei cosiddetti power user che conosco. La mia compagna, che di mestiere certamente non usa la Rete, lo trova divertente e così le sue amiche ed amici. Fatte le dovute riflessioni, chi è il mercato? Io o loro?

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

La seconda fumata nera è per il social gaming! Personalmente non ci trovo nulla di utile in queste applicazioni che, tra l’altro, tendono a sporcare il flusso di informazioni. Non ne percepisco l’utilità ma, attenzione, non condanno chi le usa. Ognuno è libero di utilizzare le proprie risorse come crede!

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Credo che buona parte del successo del social gaming derivi dalla piattaforma, già rodata e testata, che supporta la parte “social” della componente “gaming” emawebdesign . Intendo dire che FarmVille avrebbe trovato la strada molto più in salita se non si fosse affidato (con saggezza) alle meccaniche già rodate e testate di Facebook. Dimostra tuttavia una volta di più che l’apertura sociale di dinamiche videoludiche può avvenire anche senza ingenti capitali alle spalle o campagne marketing urlate e spinte.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Penso che sia assolutamente da sfruttare! Gli utenti utilizzano Facebook quasi esclusivamente per cazzegg.. ehm… perdere tempo e giocare. Si capisce quindi perchè le Applicazioni Facebook come FarmVille abbiano un successo così elevato. Sviluppa un gioco in Flash per Facebook, trova un’idea originale ed una grafica carina, aggiungi un po’  di competizione ed un pizzico di Virtual Currency… e diventerai ricco! ^^

5) Secondo te esiste la sudditanza 2.0? Quando grosse aziende rilasciano nuovi servizi o funzionalità tutti gridano al “figo”, “potente strumento” e simili anche se in realtà si tratta di cose piuttosto banali. Un esempio sono le liste di Twitter, una semplice suddivisione in categorie dei contatti è stata individuata come un potente strumento. Se la funzionalità fosse stata rilasciata da un “piccolo”, da un servizio emergente invece che da Twitter sarebbe stata la stessa cosa? Cosa ne pensi?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

La sudditanza è un fatto reale, come l’aria che respiriamo. Ma la sudditanza, come hai giustamente espresso nella domanda, non è verso il 2.0, verso l’innovazione a tutti i costo o verso la novità, no la sudditanza è verso i grandi gruppi o i grandi marchi. Twitter ad oggi è forse uno dei social più cool fondamentalmente per un motivo e cioè non è famoso come Facebook. Quando Twitter verrà citato nei cartelloni delle tifoserie degli stadi come succede oggi a Facebook, non sarà più così alla moda perchè il gotha oggi presente non si sentirà più un’elite e l’attenzione si sposterà su nuove frontiere come per esempio Meemi. Questo ragionamento per dire cosa? Non sono impazzito, tranquilli emawebdesign Questo ragionamento per dire che se Twitter oggi promuove qualcosa viene vista come qualcosa di brillante… perchè è uscita da Twitter.
Se Facebook promuove qualcosa è un qualcosa o di inutile, o che era semplicemente ora che facessero, visto che tutti gli altri ce l’avevano già… questo almeno nella percezione della gente. Insomma, non è l’applicativo (o la sua ricerca) a creare la sudditanza, ma la piattaforma dalla quale questo applicativo viene fuori, ed ovviamente in che modo. L’hype generato intorno a Wave ne è una prova.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Penso che i miei professori avevano ragione quando dicevano che non si può studiare la comunicazione senza studiare anche la società. Ogni social network, ogni applicazione e ogni modifica può essere presentata come la novità del secolo ma deve sempre essere giudicata dagli utenti, dagli esseri umani, influenzati dalle proprie passioni e necessità. Tutto questo per dire che nulla può essere dato per certo nel web. Le Twitter List, ad esempio, possono anche essere una modifica minima della piattaforma Twitter ma stanno diventando un potente indicatore della popolarità di un contatto.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

La penso in maniera totalmente opposta emawebdesign Sono convinto che le liste di Twitter siano state una delle mosse più azzeccate che il team del pennuto abbia mai implementato. In particolare si sono accorti per tempo (fortunatamente per loro e a differenza di FriendFeed) che la “selezione manuale” compiuta da ogni singolo utente cominciava a presentare sbocchi interessanti per offrire nuovi approcci al servizio. Ma hanno anche saputo aspettare con pazienza il giusto momento per fare la loro mossa. La sudditanza a volte esiste, ovviamente. Spesso si arriva a lodare ogni singola modifica che il grosso social di turno apporta solo per seguire il pensiero comune e non apparire “quelli sbagliati”. Avrebbe avuto la stessa rilevanza se a farlo fosse stato un piccolo servizio emergente? Ovviamente no, ma dovremmo definire “emergente”. Quando un servizio che attira a sé qualche milione di utenti effettua una modifica di questo tipo le aspettative sono molte proprio perché ci si aspetta il solito piccolo scossone da parte di chi ne trova immediatamente un utilizzo fuori dagli schemi.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Come già ho accennato nella risposta alla domanda 3, sì, avviene esattamente così. Appena Google lancia un nuovo servizio, anche se magari non si sa ancora niente, subito i media se ne occupano e già tutti lo desiderano. Non perchè sia chissà cosa, ma perchè l’ha fatto Google. D’altra parte, dipende anche come questo servizio viene lanciato. Come ho già detto, Google Wave ha usato la trovata degli inviti a numero chiuso e ha fatto sì che chiunque desiderasse ottenerne uno, anche se non aveva la più pallida idea di cosa fosse. Per quanto riguarda le liste, Facebook le ha aggiunte da tempo, ma non le ha in alcun modo pubblicizzate. Twitter, invece, le ha lanciate pubblicizzandole come grande novità e dicendo qualcosa come: “Sei stato selezionato tra pochi eletti per poter utilizzare le liste”.

Grazie a tutti per la disponibilità e per le interessanti risposte date emawebdesign

Se anche tu vuoi farci sapere il tuo punto di vista partecipa nei commenti emawebdesign

Pubblicato in: Interviste, News | 20 Commenti »
Invia questo articolo a un amico via email Invia questo articolo a un amico via email

Blogosfera: tattiche poco limpide per aumentare la popolarità del proprio blog. Il parere degli esperti

Pubblicato il 18/11/2009 alle 16:06

Negli ultimi tempi ho notato su diversi blog italiani (anche blog molto conosciuti e seguiti) il consolidamento e la crescita di un fenomeno dalle dinamiche poco limpide. In pratica, ad ogni post del “noto” blogger di turno, scattano quasi “automaticamente” commenti a dir poco “adulatori” nei confronti del blogger: bravo, bravissimo, sei sempre il migliore, sei un grande, sei troppo avanti ed altri ancora. Ma i commenti non servono ad aggiungere valore al post con il parere o il punto di vista del lettore sul contenuto?

Indubbiamente, se il blogger ha pubblicato un contenuto di grande valore, un complimento possiamo farglielo ma come la mettiamo se questi commenti compaiono sotto tutti i post, anche quelli di qualità minima o nulla? Inoltre ho notato che il 90% di questi commenti vengono lasciati da lettori che non hanno avatar e la cui firma non è legata ad alcun blog, non trovate “sospetta” la questione?

Situazioni normali e per niente sospette o tentativi del blogger di turno di aumentare la sua popolarità con trucchi e trovate varie? Esistono community manager che vengono pagati per creare discussioni ad hoc con l’obiettivo di aumentare la popolarità di un sito o  brand?

A queste domande è stata data una risposta, non dal sottoscritto ma da altri  “esperti” in materia di blogging: Mirko di Blographik, Catepol, Daniele di Ikaro, Merlinox e Napolux. Leggiamo il parere e i consigli di questi “top blogger” che hanno costruito la loro popolarità con il duro lavoro offrendo giorno dopo giorno contenuti di valore ai propri lettori.

1) Cosa pensi di blog dove, ad ogni post, scattano “automaticamente” commenti contenenti complimenti (anche esagerati) al blogger? La ritieni una pratica di “leccapiedismo 2.0″, “autopompa dell’ego 2.0″ o la ritieni una cosa normale e per niente sospetta?

Ecco la risposta di Mirko D’Isidoro di Blographik:

Sinceramente fa sempre piacere ricevere dei complimenti per il duro lavoro del blogger emawebdesign . Credo che per un autore con un pò di esperienza si potrebbe subito intuire la presenza di un leccapiedi. Ad esempio, se noto una persona che non pubblica il suo nome ma inserisce una parola chiave o il nome del suo blog, e mi fa tanti complimenti ma poi non partecipa più alle discussioni, quello è un commento che giudico un pò lecchino, a rischio di ban.

Ecco la risposta di Caterina Policaro aka Catepol:

Quando accade si nota subito. Quindi immagino che chi pratica lo “scatto automatico” del commento sia amico del blogger. Si nota subito. Dalla quantità dei commenti che scattano, ma soprattutto dalla qualità. O meglio dalla non qualità. Infatti son commenti standard del tipo: “Complimenti!” “Interessante!” “Miticoooo” e cose così. Mi insospettisce, certo che mi insospettisce. Soprattutto quando la pratica è ripetuta in ogni post del blog in questione e la conversazione nei commenti non apporta valore aggiunto al post. Può dipendere dal blogger (che ha magari chiesto ad un gruppo di amici di fare ciò), o dipende dai commentatori stessi, quando magari il blog è un pelo più famoso, per cui puntano a inserire il loro link nei commenti, senza però dire nulla di più. Nel caso di un brand, ci sono ovviamente persone pagate per farlo. In tutti e tre i casi, le dinamiche son falsate.

Ecco la risposta di Daniele Di Gregorio aka Ikaro:

Penso sia abbastanza normale, e li vedo divisi in due categorie. Ci sono i nuovi utenti che si affacciano al marketing online per promuovere i loro progetti personali e che giustamente sperimentano tutto, compresa la clonazione in serie del “commentator gentile”. I più scaltri smettono presto perchè capiscono che ci sono modi migliori per promuovere il poprio blog. Poi c’è l’altro gruppo. Dietro il “commentator gentile” clonato non si celano solo i proprietari dei blog, ma anche i lettori che ogni giorno lasciano una traccia (con link) in giro per tentare di aumentare la visibilità del proprio. Non direi che è sospetta.. anzi, è anche sin troppo chiara emawebdesign

Ecco la risposta di Riccardo Mares aka Merlinox:

Purtroppo ho sempre meno tempo da dedicare alla blogosfera. Ho quei 3-4 blog che mi impongono di leggere giornalmente, più per amicizia che altro, ma poi spesso le mie letture di blog cadono al momento del bisogno. E’ un comportamento egoistico, lo so, però il tempo oggi non mi consente altro. La blogosfera, per quanto moderna, è una virtualizzazione della realtà, come nella realtà ci saranno sempre sbruffoni e leccaculo. Per quanto mi riguarda se non ho particolari cose da “commentare” evito di lasciare una traccia inutile, come cerco di chiedere maggiori lumi quando uno mi lascia il commentino inutile. Ti ricordo che molti “big” di oggi, sono diventati tali massacrando la blogosfera dei loro commenti, e oggi è probabile che per una twittata si facciano pagare.

Ecco la risposta di Francesco Napoletano aka Napolux:

Ritengo sia un maldestro tentativo di far sembrare un blog più frequentato (e quindi più influente) di quanto in realtà sia. Ci sono persone che addirittura arrivano a scrivere piccoli bot che incrementano le visite e cose così. Direi che non mi sorprende.

2) Questo “fenomeno”, in genere, avviene su blog di giovani blogger. Cosa ti senti di consigliare a giovani blogger che hanno atteggiamenti presuntuosi o il cui blog presenta la tipologia di commenti sopra citati?

Ecco la risposta di Mirko D’Isidoro di Blographik:

Gli autori con atteggiamenti presuntuosi per me hanno vita breve. Reputo come caratteristica fondamentale di un bravo blogger, quello della modestia e del considerare gli altri commentatori alla pari, qualsiasi blog stiano gestendo, se famoso o meno. Quindi il mio consiglio personale, da lettore accanito oltre che blogger è quello di rispondere a tutti i commenti, essere modesti e non porsi su un piedistallo nel momento in cui il progetto inizia a decollare.

Ecco la risposta di Caterina Policaro aka Catepol:

A metter su un blog ci vogliono tecnicamente 5 minuti (sia sui siti gratuiti sia se si installa sul proprio dominio). Operazione che adesso possono fare veramente tutti. A metter su il gruppetto dei fans anche. A farsi linkare da qualcuno, pure. Ma un blog è un blog non per la struttura, i backlink o il template. O per il fan club di amici che ti fanno i complimenti. Un blog è un blog per i contenuti (di qualunque tipo) che l’autore vorrà condividere tra le sue pagine, alla rete tutta. Contenuti che saranno giudicati dai lettori, nel bene o nel male e non da Google e dal suo sistema di ranking. Essere presuntuosi e non avere i contenuti, alla lunga non paga. Avere la claque degli amici commentatori che ti dicono “Quanto sei bravo, quanto sei bello” nemmeno. Sono condizioni che durano lo spazio di una settimana, un mese, in blogosfera. Il tempo di avere un quarto d’ora di celebrità (auto indotta, tra l’altro), e poi? Le persone che vengono a visitare il tuo blog si accorgono subito se hai qualcosa da raccontare, per cui meriti complimenti e meriti d’esser seguito, o non ce l’hai. E se non ce l’hai, non ritornano.

Ecco la risposta di Daniele Di Gregorio aka Ikaro:

Il numero di commenti di un blog era ritenuto anche da autorevoli bloggers oltreoceano un indicatore di successo e popolarità, ma solo prima dell’avvento dei media sociali. Gli utenti più smaliziati ora sanno bene che il calo dei commenti nei nostri post è normale perchè i nuovi media sociali hanno frammentato e distribuito le conversazioni (anche sui nostri contenuti) altrove. Vedi Facebook, Friendfeed ecc. Quello che consiglio è: smetti di commentarti da solo o di organizzarti con altri bloggers a tal fine, piuttosto osserva in quale social si genera conversazione, vai li e crea una community basata sugli argomenti che tratti. Gli utenti ormai discutono dove più si trovano meglio: non pretendere di portarli da te ma vai tu da loro e aggregali.

Ecco la risposta di Riccardo Mares aka Merlinox:

Mi sento di consigliare che blog oggi = passione. E che il passo verso la prostituzione (http://blog.merlinox.com/blogosfere-meritocratica-autoreferenziale-prostitutica/) per guadagnare qualcosina è molto breve. Se poi la qualità porta a un blogger che riesce a mantenere una famiglia meglio ancora. Poi alla fine sono scelte, che ognuno porta avanti con il proprio modus vivendi.

Ecco la risposta di Francesco Napoletano aka Napolux:

Posso solo consigliare di investire il tempo sprecato con questi mezzucci nello scrivere post sempre migliori per il proprio blog: solo la qualità paga nel lungo periodo.

3) Pensi che esistono community manager che creano discussioni ad hoc per accrescere la popolarità di un blog/sito e che vengono pagati per questo? Cosa pensi al riguardo?

Ecco la risposta di Mirko D’Isidoro di Blographik:

Non avevo mai pensato a questo lato del blogging, che sinceramente non mi piace proprio. Ecco perchè reputo anche questo comportamento poco legittimo, inoltre c’è il rischio che si venga smascherati, e le cattive notizie girano subito in rete, e questo potrebbe penalizzare fortemente il brand dell’azienda o dell’autore del progetto. Riguardo al pagamento per creare discussioni del genere, è un metodo come un altro per monetizzare, ma non approvo assolutamente questa pratica. Ci sono tanti altri metodi per riuscire a guadagnare con il proprio lavoro, e non è sicuramente questo, quello che consiglierei emawebdesign

Ecco la risposta di Caterina Policaro aka Catepol:

Certo che esistono. Il community manager per molti brand e aziende è una vera e propria professionalità. E il lavoro può consistere anche nel dover andare a “partecipare” a tutte le conversazioni che riguardano brand/argomento di interesse. Ed è giusto che vengano pagati per fare il loro mestiere. Devono però fare molta attenzione ed essere veramente bravi conoscitori delle dinamiche delle conversazioni in rete, saper gestire tutte le tipologie, conoscere bene la psicologia e le relazioni. Altrimenti, all’ occhio dell’ abitante della rete salta subito che il community manager o chi per lui, sta facendo SOLO marketing e pubblicità.

Ecco la risposta di Daniele Di Gregorio aka Ikaro:

Assolutamente si. Si chiama “social infiltration” e in molti casi viene messa in opera anche da grandi aziende in maniera decisamente poco avveduta. Commenti, feedback su prodotti e servizi, voti sui siti di social news… in grande parte sono generati proprio da community manager per creare la reputazione online dell’azienda per la quale operano. A volte le aziende reclutano gli utenti che si dimostrano particolarmente attivi nell’aggregazione e nella gestione di community direttamente sul social nei quali operano. Non mi meraviglierei se nelle aziende esistessero dei “talent scout” che monitorano i social network per scovare le figure più adatte in tal senso. Anche in questo caso un occhio attento non ci mette molto a capire… col rischio che al “commentator gentile” faccia seguito lo “sputtanamento 2.0″, di cui esistono vari esempi in passato. Con buona pace della reputazione online.

Ecco la risposta di Riccardo Mares aka Merlinox:

Certo. E’ il loro lavoro, mi stupirei del contrario. C’è gente che è pagata per segnalare gli articoli su alcuni social, figuriamoci un lavoro ben più mentale come creare una discussione.

Ecco la risposta di Francesco Napoletano aka Napolux:

Esistono, cacchio se esistono. Magari non lavorano per un blog ma per un brand specifico o gruppi di aziende. E’ un lavoro come un altro, sta al lettore di blog o al frequentatore di forum capire quando ci si trova davanti a persone del genere.

Ringrazio tutti per la grande disponibilità e per le interessanti risposte date. Buon blogging a tutti emawebdesign

p.s se anche tu hai qualcosa da dire o vuoi dare il tuo parere sull’argomento lascia un commento emawebdesign

se il commento non è utile o se viene inserito solo per fare un complimento o per “piazzare un link” lo eliminerò senza pietà emawebdesign

Pubblicato in: Blog, Interviste, News | 19 Commenti »
Invia questo articolo a un amico via email Invia questo articolo a un amico via email