Eccoci alla “seconda puntata” della rubrica “intervista multipla” dove si parlerà delle novità di Google per il 2010, di social gaming e di social media. Gli esperti che oggi risponderanno alle mie domande sono Rudy Bandiera, Riccardo Esposito di MySocialWeb, Francesco Gavello e Daniele Ghidoli di BigThink.

Se avete perso la prima intervista multipla la trovate qui: Blogosfera: tattiche poco limpide per aumentare la popolarità del proprio blog. Il parere degli esperti.

Partiamo con l’intervista 😉

1) Il 2010 sarà un anno in cui Google introdurrà molte novità prima tra tutte Caffeine. Secondo te, in un anno di grandi cambiamenti, i concorrenti di Google riusciranno a guadagnare fette di mercato importanti o Google rimarrà indiscusso dominatore del search?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Penso, e sono quasi certo di non sbagliare, che Google rimarrà il dominatore incontrastato del search… per il prossimo anno 🙂
Infatti, lo sappiamo benissimo tutti, il mondo informatico ed in particolare quello del Web, si muovono a velocità straordinarie e quello che è impensabile oggi potrebbe essere del tutto acclarato domani. Faccio un esempio pratico: io, se qualcuno 10 anni fa mi avesse detto che Microsoft nel 2009 non sarebbe stata l’azienda più influente in campo informatico, non ci avrei creduto. D’altronde come si poteva immaginare che il centro delle applicazioni si sarebbe spostato dalle macchine di ognuno di noi a macchine “centralizzate” o al cluod computing o alla esternalizzazione dei servizi che ha reso straordinariamente potente Google? Penso che Caffeine sarà un progetto di successo ma non è possibile escludere che Bing, per esempio, non riesca a trovare un algoritmo così performante da sconvolgere i parametri odierni di ricerca, o che non trovi un modo di fidelizzare gli utenti al quale nessuno oggi ha ancora pensato. Non si tratta solo di tecnicismi ma, paradossalmente, di spostare la fantasia in avanti.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

A questa domanda purtroppo non possiamo ancora dare una risposta. Nel 2009 Google ha dimostrato ancora una volta il suo dominio sul web, ma ci sono delle realtà che seppur con grande difficoltà stanno guadagnando l’interesse degli internauti. Una su tutte è quella proposta da Bing.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Credo che Google rimarrà lo standard de facto ancora per molto tempo. Caffeine solo in parte risposta al real time search originale di Twitter e le diverse altre innovazioni che big G. ci regala di tanto in tanto contribuiranno fortunatamente a mantenere viva la competizione tra tutti i suoi concorrenti, con gli ovvi vantaggi sia per addetti del settore che per semplici utenti. Per il resto, nel 2010 spero di sentire parlare ancora più spesso di Bing 🙂

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Attualmente Google vanta una quota dell’80% del mercato mondiale di ricerca e, nonostante gli sforzi di Bing, sono convinto che rimarrà il dominatore del search. Google Caffeine sembra promettere bene, grazie all’aumento della velocità nelle ricerche, ma soprattutto all’incremento dei risultati di ricerca: insomma, Google cerca di battere se stesso. Gli unici rivali che potrebbe temere sono le ricerche in real time di Twitter e FriendFeed, ma anche su questo piano BigG si sta mettendo in pari.

2) L’introduzione del real time search apporterà valore alle ricerche sul web o creerà soltanto maggiore rumore e confusione?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Porterà indubbiamente rumore di fondo, credo sia innegabile, ma allo stesso modo è innegabile il fatto che una ricerca non si possa chiamare tale se non scandaglia veramente tutte quelle che sono le fonti di informazione. Ora, se pensiamo alla quantità di nozioni che possono essere racchiuse in un “contenitore” come Twitter (per fare l’esempio più eclatante) non possiamo pensare che vengano “sprecate” e considerate rumore di fondo. Per fare un esempio pratico quante volte è successo di trovare, attraverso ricerche su Google, la risposta alle nostre domande in Yahoo! Answer o su FriendFeed? Il Web è sempre più dinamico e semantico (la rima non è male) e come avviene nella vita reale, all’aumentare delle voci aumenta il rumore ma anche la possibilità di trovare qualcosa di interessante. Forse la parola d’ordine del futuro sarà “filtrare”. Chissà.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Personalmente guardo alla real time search con grande fiducia. Passo gran parte della giornata sul web e mi avvilisco quando mi imbatto in risultati vecchi di anni. Certo, è giusto che i miei contenuti (qualitativamente impeccabili) guadagnino una posizione privilegiata nella SERP e che non vengano sbalzati via dal primo tweet, ma è altrettanto sensato dare all’utente dei risultati freschi e attuali. Io sono per una real time search che valorizzi la ricerca, e che non penalizzi i contenuti “vecchi” ma sempre conformi a una determinata query.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Senza dubbio valore aggiunto. Tutto ciò che mira a fornire risultati più pertinenti è da vedere come ulteriore filtro anziché megafono per il rumore di fondo.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Google si è accorto di quanto siano importanti le ricerche in tempo reale e, dopo i vari rumors su una possibile acquisizione di Twitter, ha infine integrato i risultati in real time nelle sue SERP. Da una parte condivido questa mossa, perchè permette di avere miliardi di documenti indicizzati in tempo reale ogni giorno, filtrando gli updates di siti come Facebook, Twitter, FriendFeed. Dall’altro lato si genera abbastanza confusione, in quanto vengono inseriti nei risultati pagine contenenti anche una sola frase (si pensi agli status di Twitter), che non credo siano di grande utilità per l’utente.

3) Cosa pensi di Google Wave? Annunciato come una vera “rivoluzione” in realtà non ha riscosso molti consensi a giudicare da quello che si legge nelle discussioni sul web. Secondo te presto toccheremo con mano la “rivoluzione” o assisteremo ad un flop tipo Lively?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Quello che penso di Wave non è per nulla positivo, e credo tu lo sappia bene visto che ne abbiamo parlato, producendo rumore di fondo, su Twitter 😉 Il problema di Wave, almeno allo stato dei fatti, è che non presenta nulla di nuovo: lasciando da parte protocolli rivoluzionari, applicativi strabilianti e trascurando il fatto che sia in beta e quindi ancora da implementare, cosa fa di davvero utile/rivoluzionario/importante? Usare Wave oggi è come usare un FriendFeed con una interfaccia più complessa: l’unica cosa positiva (o propositiva) è quella di poter avere discussioni su vari livelli, argomentando diverse cose con diverse persone ma, di fatto, nulla di cui si sentisse la mancanza. Google ha però una particolarità e cioè quella di riuscire sempre (o quasi) in quello che fa e non credo che Wave sia destinato a scomparire ma forse solo a cambiare la propria forma e soprattutto ad uscire dallo status di social network, cosa che secondo me oggi non gli si avvicina molto.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Purtroppo la mia opinione su Google Wave è negativa. Non ci trovo nulla di rivoluzionario. Google riesce a lavorare bene su tanti progetti, e ha dato la luce a vere e proprie rivoluzioni, ma non sempre riesce nei suoi intenti. Forse la colpa è mia, forse non ho colto fino in fondo le grandi potenzialità di questa piattaforma, ma dai vari feedback che si colgono in giro credo di non essere il solo a pensarla così.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Difficile a dirsi. Nei mesi passati abbiamo attraversato una fase di hype selvaggio in cui tutti hanno aggiunto tutti tra i propri contatti, indipendentemente dal tipo di rapporto attivo con ciascuno di essi. E dato che spesso erano proprio le relazioni originali tra i contatti a mancare, la cosa non ha riscosso tutto questo immediato successo. Wave, tralasciando gli ovvi problemi di una fase alpha, funziona al meglio quando le persone che ne fanno uso hanno qualcosa di concreto da condividere e sui cui lavorare attivamente. Semplice, banale, ma necessario. 😉 Detto questo, se la mail è davvero agli scoccioli, credo che Wave sia la più probabile delle evoluzioni. Bisogna solo aggiustare un po’ il tiro.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Ho avuto modo di provare Google Wave, ma non l’ho trovato molto usabile e di utilizzo immediato. Sicuramente tornerà molto utile per coloro che sono soliti sviluppare progetti collaborativi online, ma non certo per i normali utenti. Un ottimo tool per un nicchia ristretta, insomma. Ha fatto tanto parlare si sè per soli due motivi:
1- L’ha sviluppato Google, quindi non poteva non destare clamore.
2- Ha usato l’ottima trovata di Marketing degli inviti: si desidera di più ciò che non si può avere.
Sono sicuro che presto tutto questo gran parlare si estinguerà.

4) Cosa pensi del fenomeno del “social gaming” di cui FarmVille è uno dei principali esponenti?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

Interessante, divertente ed insopportabile! Personalmente non riesco a tollerare con facilità il social gaming anche se mi rendo conto che è una frontiera (perchè di questo si tratta) molto interessante e da tenere in considerazione. Il mondo del Web non è fatto di power user, anzi è composto da persone che non hanno molta dimestichezza con le nuove piattaforme, con il marketing e con tutto quello che una piccola fetta di popolazione online reputa fondamentale in Internet. Bene, questa maggioranza di utilizzatori della Rete è il vero “frutto da spremere” e sono, di fatto, il mercato. Se Farmville piace a loro, Farmville deve diventare una cosa interessante anche per noi, anche se ci fa schifo 😉
Faccio un esempio per chiarire meglio: io uso Facebook tutti i giorni in maniera importante e massiccia ma non ho mai usato Farmville così come nessuno dei cosiddetti power user che conosco. La mia compagna, che di mestiere certamente non usa la Rete, lo trova divertente e così le sue amiche ed amici. Fatte le dovute riflessioni, chi è il mercato? Io o loro?

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

La seconda fumata nera è per il social gaming! Personalmente non ci trovo nulla di utile in queste applicazioni che, tra l’altro, tendono a sporcare il flusso di informazioni. Non ne percepisco l’utilità ma, attenzione, non condanno chi le usa. Ognuno è libero di utilizzare le proprie risorse come crede!

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

Credo che buona parte del successo del social gaming derivi dalla piattaforma, già rodata e testata, che supporta la parte “social” della componente “gaming” :P. Intendo dire che FarmVille avrebbe trovato la strada molto più in salita se non si fosse affidato (con saggezza) alle meccaniche già rodate e testate di Facebook. Dimostra tuttavia una volta di più che l’apertura sociale di dinamiche videoludiche può avvenire anche senza ingenti capitali alle spalle o campagne marketing urlate e spinte.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Penso che sia assolutamente da sfruttare! Gli utenti utilizzano Facebook quasi esclusivamente per cazzegg.. ehm… perdere tempo e giocare. Si capisce quindi perchè le Applicazioni Facebook come FarmVille abbiano un successo così elevato. Sviluppa un gioco in Flash per Facebook, trova un’idea originale ed una grafica carina, aggiungi un po’  di competizione ed un pizzico di Virtual Currency… e diventerai ricco! ^^

5) Secondo te esiste la sudditanza 2.0? Quando grosse aziende rilasciano nuovi servizi o funzionalità tutti gridano al “figo”, “potente strumento” e simili anche se in realtà si tratta di cose piuttosto banali. Un esempio sono le liste di Twitter, una semplice suddivisione in categorie dei contatti è stata individuata come un potente strumento. Se la funzionalità fosse stata rilasciata da un “piccolo”, da un servizio emergente invece che da Twitter sarebbe stata la stessa cosa? Cosa ne pensi?

Ecco la risposta di Rudy Bandiera:

La sudditanza è un fatto reale, come l’aria che respiriamo. Ma la sudditanza, come hai giustamente espresso nella domanda, non è verso il 2.0, verso l’innovazione a tutti i costo o verso la novità, no la sudditanza è verso i grandi gruppi o i grandi marchi. Twitter ad oggi è forse uno dei social più cool fondamentalmente per un motivo e cioè non è famoso come Facebook. Quando Twitter verrà citato nei cartelloni delle tifoserie degli stadi come succede oggi a Facebook, non sarà più così alla moda perchè il gotha oggi presente non si sentirà più un’elite e l’attenzione si sposterà su nuove frontiere come per esempio Meemi. Questo ragionamento per dire cosa? Non sono impazzito, tranquilli 🙂 Questo ragionamento per dire che se Twitter oggi promuove qualcosa viene vista come qualcosa di brillante… perchè è uscita da Twitter.
Se Facebook promuove qualcosa è un qualcosa o di inutile, o che era semplicemente ora che facessero, visto che tutti gli altri ce l’avevano già… questo almeno nella percezione della gente. Insomma, non è l’applicativo (o la sua ricerca) a creare la sudditanza, ma la piattaforma dalla quale questo applicativo viene fuori, ed ovviamente in che modo. L’hype generato intorno a Wave ne è una prova.

Ecco la risposta di Riccardo Esposito di MySocialWeb:

Penso che i miei professori avevano ragione quando dicevano che non si può studiare la comunicazione senza studiare anche la società. Ogni social network, ogni applicazione e ogni modifica può essere presentata come la novità del secolo ma deve sempre essere giudicata dagli utenti, dagli esseri umani, influenzati dalle proprie passioni e necessità. Tutto questo per dire che nulla può essere dato per certo nel web. Le Twitter List, ad esempio, possono anche essere una modifica minima della piattaforma Twitter ma stanno diventando un potente indicatore della popolarità di un contatto.

Ecco la risposta di Francesco Gavello:

La penso in maniera totalmente opposta 😀 Sono convinto che le liste di Twitter siano state una delle mosse più azzeccate che il team del pennuto abbia mai implementato. In particolare si sono accorti per tempo (fortunatamente per loro e a differenza di FriendFeed) che la “selezione manuale” compiuta da ogni singolo utente cominciava a presentare sbocchi interessanti per offrire nuovi approcci al servizio. Ma hanno anche saputo aspettare con pazienza il giusto momento per fare la loro mossa. La sudditanza a volte esiste, ovviamente. Spesso si arriva a lodare ogni singola modifica che il grosso social di turno apporta solo per seguire il pensiero comune e non apparire “quelli sbagliati”. Avrebbe avuto la stessa rilevanza se a farlo fosse stato un piccolo servizio emergente? Ovviamente no, ma dovremmo definire “emergente”. Quando un servizio che attira a sé qualche milione di utenti effettua una modifica di questo tipo le aspettative sono molte proprio perché ci si aspetta il solito piccolo scossone da parte di chi ne trova immediatamente un utilizzo fuori dagli schemi.

Ecco la risposta di Daniele Ghidoli di BigThink:

Come già ho accennato nella risposta alla domanda 3, sì, avviene esattamente così. Appena Google lancia un nuovo servizio, anche se magari non si sa ancora niente, subito i media se ne occupano e già tutti lo desiderano. Non perchè sia chissà cosa, ma perchè l’ha fatto Google. D’altra parte, dipende anche come questo servizio viene lanciato. Come ho già detto, Google Wave ha usato la trovata degli inviti a numero chiuso e ha fatto sì che chiunque desiderasse ottenerne uno, anche se non aveva la più pallida idea di cosa fosse. Per quanto riguarda le liste, Facebook le ha aggiunte da tempo, ma non le ha in alcun modo pubblicizzate. Twitter, invece, le ha lanciate pubblicizzandole come grande novità e dicendo qualcosa come: “Sei stato selezionato tra pochi eletti per poter utilizzare le liste”.

Grazie a tutti per la disponibilità e per le interessanti risposte date 🙂

Se anche tu vuoi farci sapere il tuo punto di vista partecipa nei commenti 😉